If Only


Un'opera molto bella è quella realizzata da Oleg Konin per il settimanale Autosprint dopo la morte di Ayrton Senna. Il quadro ha come titolo "If Only..."
Se le cose fossero andate diversamente, come sarebbe stata la vita e la carriera di Ayrton Senna? Enrico Salvaggio per Derapate.it prova a immaginare la vita del Campione se quel 1 Maggio ad Imola il suo incidente non gli fosse stato fatale.



1 maggio 1994, ore 14:17. Ayrton Senna ha da poco tagliato il traguardo del 7° giro del Gran Premio di San Marino. Il brasiliano della Williams si trova in testa, braccato da Schumacher sulla Benetton che segue a soli sei decimi. Improvvisamente la Williams ha uno scarto che provoca l’uscita di pista di Ayrton al Tamburello. L’impatto col celebre muro sul quale hanno impattato in passato anche Piquet, Berger e Patrese è inevitabile e violento. Senna rimane per qualche interminabile secondo immobile dentro la vettura.

Poi muove leggermente il capo. E’ sotto shock, ma fortunatamente non è nulla di grave. Frammenti del braccio di una sospensione lo hanno colpito violentemente sul casco senza provocare alcun trauma. Viene portato in ambulanza al vicino ospedale di Bologna dove riprende conoscenza, viene tenuto a riposo e sotto osservazione per la notte; dimesso l’indomani mattina, trova una folla di tifosi festanti assiepati per salutarlo.

Il gran premio è stato vinto da Schumacher con la sorprendente Benetton e il tedesco comanda la classifica del mondiale con 30 punti. Prima di pensare alle prospettive di rimonta iridata, per Senna la priorità è la sicurezza. La tragica morte di Ratzenberger e gli altri incidenti del week-end hanno mostrato quanto sia ormai stato superato il limite dell’esasperazione tecnica, e lo stesso Ayrton – che aveva già criticato la guidabilità della sua Williams, la sicurezza delle vetture e del circuito romagnolo -, organizza una riunione coi piloti. La partecipazione viene allargata a team principals e membri della federazione. Si studiano le modifiche ai circuiti considerati più pericolosi, viene cambiato il regolamento tecnico per la stagione successiva in modo da rendere più sicure le monoposto e diminuire la velocità.

Adesso si può tornare a pensare alle corse, pur essendo impossibile mettersi alle spalle una tragedia come quella di Ratzenberger. Il successivo gran premio si disputa a Montecarlo, pista nella quale Senna è maestro. Ottiene la sua quarta pole e in gara riesce finalmente ad arrivare al traguardo, battendo un arrembante Schumacher, che non concede nulla e vuole giocarsi fino in fondo le sue chances di titolo, forte di un inizio di stagione straripante. Per il tedesco però non saranno tutte rose e fiori. La rinascita della Williams, che deve ritrovare l’affidabilità (al resto ci pensa Senna, nonostante la vettura non sia su tutti i circuiti più competitiva della Benetton), unita ad alcune irregolarità tecniche della Benetton che compromettono un paio di gare di Schumacher, consentono la grande rimonta del brasiliano, in testa al mondiale all’ultimo appuntamento di Adelaide. Per far suo il quarto titolo e raggiungere Prost nella graduatoria di tutti i tempi deve semplicemente arrivare davanti al tedesco, che però parte meglio e conduce la prima parte della gara.

Come tradizione vuole, Senna chiude la partita mondiale con uno scontro: quello scontro che gli costò il mondiale nel 1989 e lo incoronò nel 1990, si rivela anche stavolta risolutore per il pilota della Williams. Schumacher a metà gara, pressato da Senna, commette un errore che permette al brasiliano di infilarsi in una stretta curva del tortuoso circuito australiano. Schumy non ci sta e chiude la porta, ma il risultato è un patatrac che determina il ritiro di entrambe le vetture, e che consegna l’alloro ad Ayrton. Nel 1994 scoppia una rivalità già maturata negli anni precedenti, i primi in Formula 1 per il tedesco. Accantonate alcune dichiarazioni al vetriolo, la questione relativa alla manovra di Schumacher viene archiviata frettolosamente da Senna, forte del mondiale conquistato.

Ayrton però non può dormire sonni tranquilli. Il suo prossimo obiettivo, da inseguire nella stagione 1995, è il quinto titolo mondiale, che in un colpo solo gli permetterebbe di raggiungere il recordman Fangio e di scavalcare il rivale di sempre Prost. Ma l’intento è ostacolato dalla sempre crescente ambizione della Benetton che può contare non solo sul talento di Michael Schumacher, ma anche sulla sapiente gestione tecnica di Flavio Briatore, capace durante l’anno precedente di strappare un contratto alla Renault, che dal 1995 sostituirà la Ford nella fornitura dei motori. Niente più trattamento d’elite riservato alla Williams, dunque, che sulla motorizzazione francese ha costruito buona parte dei successi degli ultimi tre anni.

I valori in campo si ribaltano: la Benetton, progettata dal genio di Rory Byrne ha ormai superato, anche se non di molto, la competitività della Williams di un Newey concentrato sulla prossima sfida che lo attende in McLaren. Senna si comporta con professionalità estrema pur lavorando da separato in casa, un paradosso se si considera che stiamo parlando del campione del mondo in carica oltre che di uno tra i più grandi piloti della storia e ancora indiscutibilmente il migliore in attività. Succede, infatti, che la Williams ha mal digerito le critiche del brasiliano alla vettura dell’anno precedente e la sofferta vittoria del mondiale ha soltanto fatto accettare a entrambe le parti la prospettiva di lavorare insieme per un altro anno. Senna, abituato alle coccole di casa McLaren, una volta chiuso il conto statistico con la sua ossessione Prost – col quale sono comunque diventati ormai amici – guarda da tempo alla Ferrari, dove troverebbe un ambiente che lo venererebbe come un re per andare a caccia di un duplice traguardo: diventare il pilota più vincente della storia della Formula 1 e riportare al vertice il Cavallino, che aspetta un titolo piloti dai tempi di Scheckter (1979).

Il 1995 si rivela un anno difficile. La Williams è ancora competitiva e Senna porta a casa diverse gare, superando il record generale di Prost fermo a 51, ma non basta per fermare lo scatenato Schumacher che vince il titolo con due gare d’anticipo. L’attenzione è così rivolta più sulle vicende extra-sportive, che sul mercato. In estate arriva l’annuncio che tutti aspettavano: il lungo corteggiamento della Ferrari, rinvigorito dal lavoro del nuovo manager Jean Todt (che nel frattempo ha restituito una buona competitività al team, tornato a vincere con Alesi e Berger), si conclude finalmente col contratto firmato a Maranello dal brasiliano, che si lega con la scuderia italiana per le successive quattro stagioni, assicurandosi uno stipendio da sogno. Rimane a fargli da scudiero Berger, per una coppia già positivamente sperimentata in McLaren nei primi anni Novanta. Alesi fa le valigie e sentendosi tradito sbatte la porta con dichiarazioni polemiche prima di trasferirsi alla Williams, la stessa Williams con cui aveva firmato un pre-contratto prima di passare alla Ferrari nel 1991.

Il team di sir Frank vuole dimostrare di poter vincere un titolo contando più sulla forza della propria vettura che del pilota; tuttavia, non pienamente convinto di promuovere prima guida Damon Hill – giunto terzo nei due campionati precedenti – preferisce ingaggiare un pilota competitivo (anche se non un campionissimo) come il francese e rimandare il debutto in Formula 1 al 1996 del campione uscente della Formula Cart Jacques Villeneuve, figlio dell’indimenticato Gilles.

E il campione del mondo? Schumacher è alle prese con la serrata corte della Mercedes, che dopo averlo allevato nella categoria sport prototipi vuole riportare alla base il talento di casa. La McLaren però nella stagione 1995 non si è ancora mostrata competitiva, raccogliendo solo qualche podio con Hakkinen e dopo aver spinto un big come Nigel Mansell al ritiro. Così il giovane kaiser decide di difendere il proprio numero 1 nel team che l’ha consacrato, sebbene quest’ultimo si trovi in fase di smobilitazione. Il progetto di rivoluzione e rilancio della Ferrari, infatti, promosso da Jean Todt, prevede, dopo l’ingaggio del miglior pilota, quello dei migliori tecnici in circolazione. Deluso da Barnard, il francese pensa prepotentemente alla coppia Brawn-Byrne che ha fatto faville in Benetton, e trova l’accordo per il 1997. Il 1996 si configura come un anno di transizione, in cui Senna presumibilmente non potrà lottare per il mondiale, ma nel quale sarà comunque chiamato a far crescere vettura e team.

Come previsto è la Williams a dominare il campionato, forte dell’involuzione tecnica della Benetton e della crescita non ancora ultimata della Ferrari. Hill si dimostra un pilota costante, affidabile, ma non velocissimo. Lotta per tutto l’anno col compagno Alesi, più veloce quasi sempre ma non altrettanto regolare. Nonostante qualche incidente e rottura di troppo, il francese – forte dell’assenza di ordini di scuderia – con un finale di stagione grintoso riesce a rimontare il distacco che lo separava dal britannico e, vincendo un emozionante ma corretto duello nell’ultima gara a Suzuka, si aggiudica incredulo il suo primo e unico titolo. I ferraristi, che hanno amato tanto Jean, non possono avere però troppi rimpianti. Con Senna, infatti, il salto di qualità è stato evidente, e il brasiliano si è costantemente giocato con la Benetton di Schumacher i posti lasciati liberi dalle defaillance della Williams, riuscendo a vincere 3 gran premi e arrivando terzo in classifica generale, proprio davanti al tedesco.

Il 1997 vive del duello tra Senna e le Williams, una sorta di vendetta gustata a freddo dal pilota brasiliano. La Williams è ancora la vettura più veloce del lotto ma adesso non c’è più Hill e il debuttante Villeneuve si dimostra un pilota tosto, all’altezza del nome che porta, ridimensionando la stella del campione del mondo Alesi. Il team inglese non da ordini di scuderia e ne approfitta proprio Ayrton, alla guida di una Ferrari ormai progredita al ruolo di seconda vettura più competitiva, che con classe e regolarità lotta per il titolo tutta la stagione e si laurea campione del mondo con una gara d’anticipo rispetto all’ultimo appuntamento di Jerez, dove Villeneuve batte Alesi e Schumacher nella lotta per il secondo posto in classifica. Ayrton raggiunge Fangio a quota 5 titoli, e riporta l’iride a Maranello dopo 18 anni. Il brasiliano dichiara di volersi ritirare al termine del contratto con la Ferrari. Ha dunque due stagioni a disposizione per inseguire l’ultimo obiettivo: vincere il sesto titolo e diventare il pilota più vincente della storia di questo sport.

La stagione 1997 ha però dimostrato come i valori in campo si siano livellati. Ottime vetture come Benetton e Ferrari, forti dei migliori piloti in circolazione, hanno tenuto testa allo strapotere della Williams, che ha vinto per il sesto anno consecutivo il titolo costruttori. Ma Benetton e Williams per la stagione 1998 devono scontrarsi con un problema non da poco: il ritiro della Renault, che li costringerà a correre con motori revisionati dalla Mecachrome, società privata gestita dall’onnipresente Briatore. Nel frattempo durante la stagione si sono messe in evidenza le McLaren, tornate al successo con Hakkinen. I tempi sono maturi per il passaggio di Schumacher al team anglo-tedesco, in sostituzione di Coulthard. La mossa si rivelerà azzeccata: il 1998 vive del duello tra McLaren e Ferrari, riportando la mente indietro al lontano 1990, seppur a parti invertite (allora Senna correva con la McLaren), mentre la Williams funge da comprimaria con Villeneuve e il neo-ingaggiato Frentzen, la Benetton inghiottita a metà gruppo, sopravanzata dalla sorprendente Jordan guidata dal redivivo Hill.

Le frecce d’argento si fanno forti delle gomme Bridgestone, più performanti delle Goodyear che montano le vetture di Maranello in attesa dell’addio a fine stagione. La Ferrari è ormai una vettura di vertice e permette a Senna di battagliare con Schumacher su tutte le piste. Il secondo pilota della McLaren, Hakkinen, si dimostra però ben più competitivo di Irvine, ingaggiato dalla Ferrari per sopperire al ritiro di Berger. E così Senna non può far altro che inchinarsi allo strapotere dell’accoppiata Schumacher-McLaren Mercedes, che si aggiudicano titolo piloti e costruttori. Per il pilota tedesco è il secondo mondiale.

Si avvicina dunque l’ultimo anno di Senna in Ferrari e presumibilmente in Formula 1. Il pluri-iridato è ormai un’icona della rossa e i tifosi lo idolatrano a tal punto da organizzare sit-in per convincerlo a restare e Jean Todt a non sostituirlo a fine stagione con l’odiato rivale Schumacher, come indiscrezioni di giornale sussurrano. Ma Senna ha ormai 39 anni e altri progetti. Vuole onorare il contratto con la Ferrari e andare a caccia dello storico sesto titolo, per poi smettere. E la Ferrari non può restare ferma. Per restare competitiva ai massimi livelli, deve completare il puzzle ormai sapientemente messo insieme da Todt col pilota di punta. Quel pilota di punta identificato in Michael Schumacher, allettato dall’idea di sostituire il suo grande rivale sulla vettura più amata e conosciuta al mondo. Dal canto suo la McLaren si mostra presuntuosa come la Williams di qualche anno prima. Dennis e soci ritengono la competitività della propria vettura talmente elevata da poter rinunciare al kaiser, puntando sul fedele Hakkinen, dimostratosi negli anni un pilota solidissimo. Così viene raggiunto un accordo e dietro pagamento di una penale la McLaren libera Schumacher per il passaggio in Ferrari nel 2000.

I valori in campo sono, più o meno, gli stessi dell’anno precedente. Benetton e Williams ormai declassate al ruolo di outsiders puntano su giovani leve come l’italiano Fisichella e Ralf Schumacher, fratello di Michael, mentre Villeneuve è sprofondato a fine gruppo per sposare il progetto della neonata B.A.R; va un po’ meglio ad Alesi, caduto nel dimenticatoio ma alla guida di una più competitiva Sauber. Frentzen, invece, passato alla Jordan, fa faville con quella che ormai è diventata la terza vettura del gruppo e si mette sempre più in luce il migliore amico rimasto nel Circus a Senna, il connazionale Barrichello, alla guida della Stewart. Ma a comandare gare e classifiche lasciando agli avversari solo le briciole, come l’anno precedente, sono sempre loro: Ferrari e McLaren. La scuderia italiana ha recuperato il gap delle gomme Good Year con la fornitura unica Bridgestone. Questo consente un miglioramento delle prestazioni del sin qui deludente Irvine, peraltro inviso da tempo allo stesso Senna, che l’ha accettato in squadra solo perché meno competitivo. Come nella stagione 1997, Senna approfitta della sostanziale parità gerarchica tra i piloti della squadra avversaria. Allora era la Williams, con Villeneuve e Alesi, adesso la McLaren. Schumacher non è più la star appena ingaggiata della stagione precedente e considerando il contratto con la Ferrari per la stagione successiva il team anglo-tedesco fornisce un malcelato appoggio al cocco di casa Hakkinen, che a sorpresa vince diverse gare ed entra in lotta per il titolo.

Schumacher con classe risponde colpo su colpo, e all’ultimo appuntamento dell’anno rimane l’unico matematicamente in corsa per contrastare il primato che Senna ha costruito nell’arco della stagione. Ancora una volta a Suzuka si decide il destino del campionato. La gara però trasmette poco pathos, il tedesco parte male e Senna comanda dall’inizio alla fine portando a casa vittoria e mondiale, entrando più che mai nella storia. La Ferrari invece manca ancora una volta il titolo costruttori. Ci proverà l’anno successivo con Schumacher e con l’altro nuovo pilota Barrichello, ingaggiato per sostituire Irvine, e raccomandato dall’uscente Senna.

Nel corso della conferenza stampa che sancisce l’addio definitivo alle corse del pilota brasiliano, arriva la sorpresa tenuta nascosta da mesi: Sarò ancora presente nel paddock anche se non più dietro al volante. La prossima stagione fa parte di un progetto che ho deciso di far partire insieme a mia sorella Viviane, una Fondazione senza scopo di lucro che permetta ai ragazzi brasiliani meno fortunati di istruirsi e formarsi. E’ già da diversi anni che opero nel settore della beneficenza ma non ho mai voluto farmi pubblicità per questo, adesso però che la mia carriera da professionista è finita intendo spendere il mio nome e spendermi in prima persona, e ho trovato un’ottima sponda per quest’iniziativa in Alain Prost e la sua scuderia. La Fondazione Senna sarà il main sponsor della squadra. L’uomo Senna oltre il pilota. Il ricordo dei meno fortunati, di quel Brasile che ha portato sempre sul podio, gli ultimi che si sentono vincitori insieme al loro idolo. La Fondazione Senna per proseguire un impegno in simbiosi con il suo popolo.

Nel frattempo Schumacher vince il titolo in Ferrari al debutto, portandosi così a quota tre e iniziando a progettare una rimonta nei confronti del brasiliano. La Ferrari, forte delle buone prestazioni di Barrichello, porta a casa anche il titolo costruttori, mentre la McLaren si conferma squadra di vertice piazzandosi col sempre più affermato Hakkinen a pochi punti di distanza dal tedesco. Senna ormai è estraneo a queste sfide. Dopo aver conquistato e commosso il pubblico della Formula 1 Ayrton ha la testa altrove, nel suo buen retiro brasiliano, in quella famiglia che lo aspetta a casa da diversi anni e in un ambizioso progetto di solidarietà. La Formula 1 può aspettare. Per sempre. Forse.