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Data la mia età (nel 1994 avevo 3 anni) mi è risultato impossibile vivere "in presa diretta" la carriera di Ayrton Senna; ho avuto però modo di conoscere la sua storia leggendo libri di testo e cercando informazioni su internet.

Tendenzialmente mi ritengo una persona particolarmente curiosa, quindi non mi sono fermato a leggere delle parole davanti ad uno schermo, ma sono riuscito a raccogliere anche alcune testimonianze da persone che hanno avuto un ruolo più o meno importante nella vita di Ayrton: sono sincero, la cosa che mi lascia ancora oggi stupito è lo sguardo o l'emozione palese nei volti di queste persone quando si parla di lui, persino a distanza di vent'anni dalla sua morte.

Credo fermamente che Ayrton non fosse un semplice pilota; e non lo dico perchè era una campione o perchè era il numero uno. Lo dico perchè prima di essere un pilota era uomo, un ragazzo esposto che aveva la capacità di fermarsi e ascoltare quello che aveva intorno. Riusciva a lasciare nelle persone vicine a lui un qualcosa, una scintilla, una piccola luce; quella stessa luce che a vent'anni di distanza ce lo fa ricordare con il sorriso. Sapeva vivere le emozioni, sia quelle positive che quelle negative.

Trovo questa ultima cosa molto importante: molte volte nella vita tendiamo a correre, correre e correre.. ma per andare dove poi?


Beco ce la faceva. Beco riusciva a fermarsi.